Minuto, mobile e leggero
Performance di danza e live visuals
  • Progetto e regiaGabriella Cerritelli
  • Coreografia e danzaGabriella Cerritelli
  • Live visualsNadia Zanellato
  • Trapezio Justine Bemachon
  • Luci e scenotecnicaRoberto Tarasco
  • CostumiRoberta Vacchetta
  • Musiche:Francesco Tristano, Burial, Jeff Mills, James Blake
  • Consulente musicale:Gabriele Bramante

Minuto mobile e leggero” trae ispirazione dalle immagini letterarie evocate da Italo Calvino ne “La leggerezza” (dalle Lezioni Americane) e dall'esperienza artistica di Philippe Petit, “funambulo e poeta della vita.”

E' un lavoro che indaga l’opposizione leggerezza/peso partendo da una dimensione interiore e da un modo di sentire, la cui ricerca è orientata verso l'espressione di un corpo “senza peso”, libero nel pensare e nell’agire.

Così scrive Italo Calvino:

(…) “E' venuta l'ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio. (…) La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso. Paul Valéry ha detto: “Il faut d’etre léger comme l’oiseau, et non comme la plume.” (...) Il De rerum natura di Lucrezio è la prima grande opera di poesia in cui la conoscenza del mondo diventa dissoluzione della compattezza del mondo, percezione di ciò che è infinitamente minuto e mobile e leggero.”

Viene assunta come immagine emblematica il funambolo Philippe Petit: tenace e determinato, spinto da una grande forza interiore si muove sospeso nel vuoto senza lasciare traccia. Un'azione leggera, fondata sull'equilibrio e sul controllo armonico. Il funambolismo è un’arte sottile, effimera e ineffabile, come l’arte di vivere.

A proposito di Philippe Petit, scrive Paul Auster: “Un corpo bianco in libertà contro un cielo quasi bianco. La purezza di quell'immagine si impresse nella mia mente e ancora oggi è qui, totalmente presente. Dall'inizio alla fine non pensai che potesse cadere. Rischio, paura di morire, catastrofe: tutto ciò non appartiene allo spettacolo. Philippe aveva assunto il pieno controllo della propria esistenza, sapevo che niente poteva scuotere quella certezza. Il funambolismo non è un'arte della morte, ma un'arte della vita, della vita vissuta al limite del possibile”.

In scena tre piani di visione: la danza a terra, il movimento aereo del trapezio, l'immagine virtuale dei video. Il radicamento nella terra e la tensione verso l'alto, la sospensione aerea e l'attrazione gravitazionale, la proiezione di una terza visione che - assumendo valore etereo in un mix di live vjing e immagini pre-registrate - scardina lo spazio-tempo dell'azione in scena fornendo uno sguardo “altro” sull'azione stessa.

Come fossero legati da fili immaginari, i tre “attori” interagiscono sviluppando una tensione il cui obiettivo comune è proporre un approccio alla vita che faccia leva sulla sottrazione di peso, sull'equilibrio tra forza e fragilità, sulla percezione dei minimi dettagli e – in definitiva - su un continuo e preciso movimento di trasformazione.

Il primo studio, presentato il 19 luglio 2011 a Torino per “La Piattaforma” all’interno del Festival “Teatro a Corte”, è stato incentrato sull’opposizione leggerezza/peso ed ha visto la collaborazione della trapezista Justine Bernachon. Nel secondo studio, frutto di una sperimentazione di live VJing in collaborazione con lo IED di Torino del 2012, Gabriella Cerritelli ha lavorato sullo spazio e sulla percezione visiva interagendo con i live visuals di Nadia Zanellato.